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un silenzio da ascoltare

Pensieri durante il lockdown. Continua la serie di testimonianze sull’esperienza umana e spirituale del periodo più difficile della Pandemia. Con “Andrà-tutto-nuovo” la nostra parrocchia con la diocesi di Verona vuole ripensare questo periodo difficile, carico di esperienze di dolore e di fede.

Un  silenzio improvviso  è calato su tutta la terra.  Simile ad alcune mattine d’inverno dopo una forte nevicata…tutto ovattato… tutto un pò misterioso…Un silenzio incrinato solo dall’urlo stridulo delle sirene che correvano lungo la statale.

Il rumore del traffico è sparito e lentamente ci siamo riabituati ad ascoltare il cinguettio degli uccelli, lo sciabordio delle onde del lago e il fruscio del vento.

 I colori della natura si sono riaccesi sotto un sole quasi sempre abbagliante, splendido, quasi a voler riprendersi il posto che gli spetta.

La mancanza di rumore induceva tutti a non infrangerlo. Non si udivano i movimenti dei vicini, nessuno parlava ad alta voce, per rispetto, ansia, paura …quasi a sottolineare ancora di più la gravità del momento.

Questa atmosfera mi ha inizialmente molto colpito, quasi impressionato, e chiuso ancor più in un mutismo meditativo…ho passato tutto il periodo del lockdown isolata.

Ho organizzato meglio la mia giornata e mi sono resa conto di quante ore, di solito, spreco inutilmente.

Con il lockdown ho improvvisamente capito che veramente si può essere più essenziali, liberandoci da tanti fronzoli. La spesa si è ridotta ad un’unica uscita quindicinale e tutto era contato e doveva bastare…le materie prime erano preferite ai prodotti preconfezionati. Ho cominciato a cucinare il pane, le torte, la cucina si è riempita di profumi di forno. I vestiti non sono diventati più una necessità, una tuta poteva andar bene per tutta la giornata…

 La semplificazione di tante cose mi ha lasciato tante ore per leggere, studiare, riflettere ed in breve ho cominciato ad apprezzarla. Mi consentiva di ascoltare quella voce nascosta che è dentro di me e che spesso non trova spazio confusa nella giostra di tutti i giorni. Ho cominciato a percepire la potenza del cielo e ad ascoltare i miei pensieri più intimi, a meditare sul senso della vita e sulla futilità di tante nostre preoccupazioni, di tanti litigi e incomprensioni del tutte prive di senso. La vita è così breve che sarebbe un vero peccato sprecarla.

Nella natura splendida che mi circonda, un mondo nuovo, fragile ferito comincia a prendersi la rivincita: il colore del lago è più blu, gli animaletti nel bosco scorrazzano senza paura e il canto degli uccelli scandisce le ore del giorno dall’alba al tramonto senza rimanere soffocato dal rumore delle auto o dei motori.

 Ogni momento della giornata è quello giusto per ringraziare Dio e tutti i doni che ci offre, mai abbastanza apprezzati. Il bosco vicino casa è diventata la mia Chiesa , il posto preferito dove andare a meditare, pregare e a sentirmi unita in un abbraccio al mondo. Certo avevo nostalgia del contatto umano, della mia famiglia relativamente vicina, ma irraggiungibile ….ma mi sono un po’ alla volta adattata ad una dimensione diversa ed è stata una bella esperienza.

Durante queste meditazioni ovviamente il pensiero e soprattutto la preghiera era per tutti coloro che stavano veramente soffrendo per la malattia, e per l’ingiusta e crudele solitudine e abbandono. La candela posta sul tavolo ardeva tutte le sere e con lei salivano i miei pensieri al cielo per tante persone allontanate dai loro cari e lasciate morire senza affetto e senza dignità……….. ero consapevole che la mia  piccola preghiera silenziosa saliva unita a tante tante altre nella speranza di ricevere un aiuto dall’alto per far cessare l’epidemia che stava falciando così tante vite. Cosi facendo non mi sentivo più sola: potenza della fede che accomuna sempre col pensiero e col cuore.

Mi sono immedesimata nelle tante persone anziane che, strappate dai letti delle loro case sono stati sbalzati in un posto traumatizzante come può essere una rianimazione di un ospedale….. molti senza più rivedere nessuno dei loro cari. Per quanto delicato e professionale possa essere stato l’intervento degli operatori, oberati di emergenze, non ha potuto certo sostituire la presenza di un volto di famiglia, la tenerezza di una stretta di mano, l’incrocio di uno sguardo conosciuto.

Una televisione bugiarda tutte le sere ci presentava un bollettino di guerra…dei malati e dei caduti.. E’ bastato poco per capire che si trattava di numeri non veri, molto molto sottostimati che non corrispondevano alle struggenti immagini dei cortei di camion militari, carichi di bare da cremare altrove.. senza un funerale, una preghiera, un addio.

Ecco io come tanti abbiamo imparato a guardare la vita in modo diverso, a recuperare i valori veri e a cercare per il futuro uno stile più francescano. Abbiamo recuperato il senso della famiglia e la preziosità delle persone anziane, indispensabile elemento di continuazione dell’affetto familiare, nostre radici, carichi di saggezza ed esperienza.

Ora la tensione sta rallentando, ma le cicatrici restano e lasciano comunque il ricordo di un tempo speciale, che in modo improvviso ci ha costretto a prendere coscienza della nostra piccolezza, ci ha ridimensionato, dandoci una grande utile lezione di umiltà!

A. (una parrocchiana)